Un buon bicchiere di vino fa bene ma non alla guida! Anche il personale sanitario deve informare il cittadino che ha diritto a farsi assistere da un avvocato

Seguendo il più recente orientamento della Corte di Cassazione, sussiste l'obbligo di avvertire l'interessato della facoltà di avvalersi di un difensore anche nel caso di ricovero per cure mediche, qualora il prelievo non sia strettamente necessario alle cure ma sia proposto su richiesta della Polizia Giudiziaria esclusivamente per finalità di ricerca della prova (Sez. 4, n. 6514 del 18/01/2018, Tognini, Rv. 27222501; Sez. 4, n. 51284 del 10/10/2017, Lirussi, Rv. 27193501; Sez. 4, n. 3340 del 22/12/2016, dep. 2017, Tolazzi, Rv. 26888501).
In simili ipotesi, il personale sanitario finisce per agire come vera e propria longa manus della polizia giudiziaria e, anche rispetto a tale accertamento, scattano le garanzie difensive sottese all'avviso di cui all'art.114 già richiamato. Ove il prelievo fosse stato eseguito a fini diagnostico-terapeutici, non sussiste l'obbligo di formulare il predetto avviso.

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RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. La Corte di Appello di Trieste, con la sentenza in epigrafe, ha riformato la pronuncia assolutoria per insussistenza del fatto emessa in data 11/07/2016 dal Tribunale di Pordenone nei confronti di Omissis. per il reato di cui al D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285, art. 186, comma 2, lett. c), commesso in (OMISSIS) per guida con tasso alcolemico pari a g/l 3,54, con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale.

2. Questa, in sintesi, la vicenda come ricostruita nelle fasi di merito: l'imputato, alla guida di un ciclomotore Piaggio Ciao era uscito autonomamente dalla sede stradale, andando ad impattare contro un cancello e riportando lesioni.

3. Omissis . ricorre per cassazione censurando la sentenza per i seguenti motivi:

a) inosservanza ed erronea applicazione della legge penale e di norme processuali stabilite a pena di nullità, inutilizzabilità, inammissibilità o decadenza; mancanza di motivazione in ordine alla dedotta violazione dell'art. 114 disp. att. c.p.p., art. 178 c.p.p., lett. c), e art. 180 c.p.p., erronea applicazione dell'art. 186 C.d.S., comma 7. Il ricorrente sostiene che, erroneamente, il giudice di appello ha ritenuto che l'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore fosse stato validamente formulato dal personale medico incaricato del prelievo ematico, trattandosi di atto della polizia giudiziaria non delegabile ai sensi dell'art. 348 c.p.p., comma 4, in quanto non richiede una particolare conoscenza tecnica;

b) inosservanza ed erronea applicazione dell'art. 114 disp. att. c.p.p., e art. 182 c.p.p.; il ricorrente deduce che erroneamente la Corte di Appello abbia ritenuto tardiva l'eccezione, potendo tale eccezione essere proposta entro la deliberazione della sentenza di primo grado;

c) inosservanza ed erronea applicazione dell'art. 576 c.p.c., (rectius c.p.p.) in quanto il pubblico ministero aveva impugnato la sentenza di assoluzione esclusivamente sul punto inerente all'utilizzabilità dell'accertamento ematico eseguito in mancanza di avviso ai sensi dell'art. 114 disp. att. c.p.p., mentre la Corte di Appello ha ribaltato il giudizio assolutorio rivalutando diversamente le prove assunte in primo grado;

d) vizio di motivazione con riferimento alla corretta applicazione dell'art. 533 c.p.p.. Il giudice di appello che intenda riformare la pronuncia assolutoria non può limitarsi a valutare diversamente il materiale probatorio acquisito in primo grado ma deve far ricorso ad argomenti dirimenti tali da evidenziare oggettive carenze o insufficienze della motivazione e da far cadere ogni ragionevole dubbio;

e) inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione alla valutazione delle prove dichiarative assunte in primo grado e non rinnovate in appello; violazione dell'art. 6, parr. 1 e 3 lett. d) e c) CEDU, art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), e art. 533 c.p.p.. Il ricorrente deduce che il giudice di appello ha valutato diversamente le prove dichiarative assunte nel giudizio di primo grado escludendo il diritto di difesa dell'imputato che, assolto per insussistenza del fatto, non aveva interesse all'impugnazione.

4. Il primo motivo di ricorso è infondato.

4.1. La Corte di Appello ha ritenuto che l'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore fosse stato validamente formulato dal personale sanitario incaricato di effettuare il prelievo ematico.

4.2. Tale motivazione è corretta, posto che, seguendo il più recente orientamento della Corte di Cassazione, sussiste l'obbligo di avvertire l'interessato della facoltà di avvalersi di un difensore anche nel caso di ricovero per cure mediche, qualora il prelievo non sia strettamente necessario alle cure ma sia proposto su richiesta della Polizia Giudiziaria esclusivamente per finalità di ricerca della prova (Sez. 4, n. 6514 del 18/01/2018, Tognini, Rv. 27222501; Sez. 4, n. 51284 del 10/10/2017, Lirussi, Rv. 27193501; Sez. 4, n. 3340 del 22/12/2016, dep. 2017, Tolazzi, Rv. 26888501). In simili ipotesi, il personale sanitario finisce per agire come vera e propria longa manus della polizia giudiziaria e, anche rispetto a tale accertamento, scattano le garanzie difensive sottese all'avviso di cui all'art.114 già richiamato. Ove il prelievo fosse stato eseguito a fini diagnostico-terapeutici, non sussiste l'obbligo di formulare il predetto avviso.

5. L'esito della decisione non sarebbe stato comunque diverso, ed in questo senso la seconda censura è infondata, in quanto correttamente la Corte di Appello ha rilevato la tardività dell'eccezione. Il ricorrente ha richiamato quanto affermato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite (Sez. U, n. 5396 del 29/01/2015 Bianchi, Rv. 26302301), trascurando tuttavia che il principio ivi affermato non trova applicazione al procedimento per decreto penale.

5.1. Le Sezioni Unite hanno affermato che la nullità conseguente al mancato avvertimento al conducente di un veicolo, da sottoporre all'esame alcolimetrico, della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia, in violazione dell'art. 114 disp. att. c.p.p., può essere tempestivamente dedotta, a norma del combinato disposto dell'art. 180 c.p.p., e art. 182 c.p.p., comma 2, secondo periodo, fino al momento della deliberazione della sentenza di primo grado (Sez. U, n. 5396 del 29/01/2015, Bianchi, Rv. 26302301).

5.2. Ma, nell'affermare il richiamato principio di diritto, le Sezioni Unite hanno anche precisato che il decreto penale di condanna equivale alla sentenza di primo grado, cui si riferisce come termine ultimo l'art. 180 c.p.p., richiamato dall'art. 182 c.p.p., comma 2, secondo periodo. La giurisprudenza successiva si è conformata a tale insegnamento ribadendo che, qualora si sia proceduto a giudizio ordinario a seguito di opposizione a decreto penale, il momento entro il quale far valere la nullità di cui si tratta va individuato nella presentazione dell'atto di opposizione al decreto penale di condanna (Sez. 4, n. 7686 del 16/01/2018, Favaro, Rv. 27246501; Sez. 4, n. 22608 del 04/04/2017, Orlandini, Rv. 27016101).

6. Il terzo motivo è manifestamente infondato.

Si richiama, sul punto, Sez. 5, n. 46689 del 30/06/2016, Coatti, Rv. 26867101 che, riproducendo un principio affermato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite (Sez. U, n. 33748 del 12/07/2005, Mannino, Rv. 23167501), ha ribadito che l'appello del pubblico ministero contro la sentenza di assoluzione emessa all'esito del dibattimento, salva l'esigenza di contenere la pronuncia nei limiti della originaria contestazione, ha effetto pienamente devolutivo, attribuendo al giudice ad quem gli ampi poteri decisori previsti dall'art. 597 c.p.p., comma 2, lett. b).

7. Il quarto ed il quinto motivo si esaminano congiuntamente. Si tratta di motivi inammissibili perchè generici.

7.1. Il giudice di primo grado aveva assolto l'imputato per difetto di prova dello stato di alcolemia sulla base di una preliminare eccezione di nullità, avendo ritenuto inutilizzabile l'analisi effettuata sul prelievo ematico in quanto non preceduta dall'avvertimento previsto dall'art. 114 disp. att. c.p.p.. Nel riformare tale pronuncia, il giudice di appello ha, dunque, esaminato l'intero compendio istruttorio, non valutato in primo grado.

7.2. Nel denunciare la violazione del principio con cui si è affermato l'obbligo di motivazione "rafforzata", così come del principio con cui si è affermato l'obbligo di rinnovazione dibattimentale della prova dichiarativa (Sez. U, n. 27620 del 28/04/2016, Dasgupta, Rv. 26748801), il ricorrente ha omesso di indicare in relazione a quali prove decisive valutate in primo grado i predetti principi sarebbero stati violati.

7.3. Per altro verso, si osserva che il giudice di appello, che abbia riformato una sentenza assolutoria sulla base di una identica valutazione delle risultanze probatorie, anche dichiarative, ovvero correggendo un errore di diritto, decisivo ai fini dell'assoluzione, nel quale sia incorso il primo giudice, non è tenuto a procedere alla rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale nè ad una motivazione rafforzata (Sez. 4, n. 6514 del 18/01/2018, Tognini, Rv. 27222401).

8. Conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato; segue, a norma dell'art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 6 febbraio 2019.

Depositato in Cancelleria il 20 febbraio 2019

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