Il bambino con grave disabilità e che assume farmaci salvavita deve essere sostenuto dalla scuola

Il bambino affetto diabete mellito tipo I e celiachia e RCU che gli riconosce lo status di “portatore di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3, comma 3, L. 5.2.1992, n. 104 , aggravati da gravi disturbi dell’apprendimento deve essere sostenuto in ambito scolastico, questa è l’opinione espressa dal Tar Lazio ( sezione terza bis) nella sentenza n. 4684 del 10 aprile che ha annullato la bocciatura dell’alunno disabile al quale era stato fatto mancare il previsto piano educativo personalizzato e l’assistenza per la somministrazione dei farmaci salvavita.
Afferma il tar che l’istituzione scolastica “non può trincerarsi onde giustificare l’omessa adozione di misure compensative del disagio nell’apprendimento, dietro una presunta carente indicazione da parte della struttura sanitaria specialistica di rimedi e strumenti utili all’allestimenti di strategie di recupero, atteso che l’individuazione di siffatte misure rientra nella sfera di competenza dell’amministrazione scolastica, la quale può in ipotesi, anche avvalersi di consulenti da essa prescelti ma non può certo demandare ai sanitari che abbiano diagnosticato il deficit nell’apprendimento, l’individuazione delle misure di contrasto alla patologia riscontrata in un alunno. Era dunque compito della scuola individuare le più opportune strategie di recupero onde permettere alla discente di fronteggiare il gap nell’apprendimento””.
Nella fattispecie, era risultato che il ragazzo era stato privato dell’adeguato sostegno sia da parte del dirigente scolastico che dal corpo docente. (dirigente scolastico, vicepreside, coordinatrice ed alcuni docenti) ed in particolare avevano omesso la predisposizione del PDP (piano didattico personalizzato) in luogo del c.d. PEI (Piano educativo individualizzato) a cui l’alunno avrebbe avuto diritto in relazione ai benefici a lui riconosciuti dalla legge 104 art. 3 comma 3 (Doc.2 ricorrenti ) con conseguente privazione degli strumenti compensativi.
Inoltre, dimostrarono mancanza di disponibilità e l’inadeguata preparazione da parte del corpo docente in merito all’intervento di somministrazione del farmaco salvavita in caso di perdita di coscienza dell’allievo e non richiedente particolari conoscenze mediche o infermieristiche.
Illegittimamente, invece, l’Istituto scolastico resistente ha adottato in luogo del P.E.I. contemplato dall’art. 12, comma 5 della L. 5.2.1992 n. 104, il Piano didattico personalizzato previsto dalla l. n. 170 del 2010 per i casi di mero disturbo nell’apprendimento e pertanto strumento inadeguato e inidoneo al caso di specie stante il riconosciuto status di handicap in situazione di gravità ex art. 3, co. 3 l. n. 104/92.
Va invero rammentato, afferma il collegio, che il già richiamato art. 12 comma 5 della legge n. 104/92, stabilisce al riguardo che “All'individuazione dell'alunno come persona handicappata ed all'acquisizione della documentazione risultante dalla diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai fini della formulazione di un piano educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono congiuntamente, con la collaborazione dei genitori della persona handicappata, gli operatori delle unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico¬pedagogico individuato secondo criteri stabiliti dal Ministro della pubblica istruzione. Il profilo indica le caratteristiche fisiche, psichiche e sociali ed affettive dell'alunno e pone in rilievo sia le difficoltà di apprendimento conseguenti alla situazione di handicap e le possibilità di recupero, sia le capacità possedute che devono essere sostenute, sollecitate e progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle scelte culturali della persona handicappata”
A sua volta l’art. 5 co. 2 del d.P.R. del 24 febbraio 1994, dispone che il PEI viene redatto congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla USL e/o USSL e dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori o gli esercenti la potestà sull’alunno
Invero, anche e maggiormente in siffatti casi, l’omessa adozione del prescritto P.E.I., necessario nei casi meno complessi di questi dove viene diagnosticato il solo disturbo dell’apprendimento, si sostanzia di riflesso in omessa individuazione e conseguente attuazione delle occorrenti misure compensative rimediali atte a contrastare l’handicap onde consentire all’alunno disabile di poter fruire al meglio del servizio pubblico di istruzione scolastica ritagliato sulla sua personale condizione di studente sofferente e portatore di grave disabilità.
Sul punto riguardante gli obblighi del direttore scolastico per la somministrazione dei farmaci, si ricorda la fondamentale sentenza n. 2788 del 1/6/2016 Tar Napoli sezione Iv, secondo la quale spetta al dirigente scolastico prevedere modalità di conservazione del farmaco da somministrare all'alunno affetto da minorazione fisica o psichica, ed individuare la persona deputata alla sua somministrazione in caso di manifestazione di episodi di crisi, mentre le altre Amministrazioni (Comune e ASL), ciascuna per la sua competenza, hanno l'obbligo di intervenire solo quando il dirigente scolastico abbia certificato, sotto la propria responsabilità anche contabile, che all'interno dell'istituto non vi sono figure professionali adeguate allo svolgimento di tale compito.